D’istruzioni, Roma, Sovera Editore, ottobre 2006;

Prefazione di Mario Verdone;

Postfazione di Raffaello Utzeri;

Pagg. 96;

Genere: poesia;

Immagine di copertina: “Emergere”, olio su tela di Guido De Carolis


D’istruzioni, ovvero: “distruzioni” (nel senso di rovine, cose distrutte; oppure di forze distruttive in atto)… e “delle istruzioni” (cioè: circa, riguardo le istruzioni). L’ambiguità del titolo “racchiude la legge suprema del fatto creativo, per cui la poesia stessa si dà come autorappresentazione, come gioco in fieri delle sue alchimie” (Verdone).

 Le istruzioni per vivere sono anche distruzioni: vita e morte si coappartengono, come facce della stessa medaglia. Nella circolarità energetica e materialistica del cosmo, tutto si mescola a tutto. È impossibile costruire senza distruggere - e viceversa. È forse in tale superiore consapevolezza il “traguardo” del percorso umano e poetico, di vita e di pensiero, intrapreso dalle uraniche astrazioni degli Squarci, nel 2002. Un cammino poi proseguito nell’aspra scavata petrosa sardonica, caustica terrestrità di Autologia (2005). E che ora si conclude con il “terzo tempo” di queste 69 liriche, mediante cui abbraccia e arriva una sintesi, non pacificata, tra la spinta al cielo e l’attrazione al basso, tra forze centrifughe e centripete, tra fantasmagorie ideali e realtà carnali, istruzioni per l’uso dei giorni e costruttive distruzioni della vita. Sono tre, dunque, gli ambiti esistenziali via via acquisiti alla ricerca del mio canto: il cielo come Altro dell’Io negli Squarci; l’Io come Altro del cielo in Autologia; il Sé come sintesi creativa/distruttiva di Io e cielo in D’istruzioni. In questa cornice dinamica vanno inquadrate, singolarmente prese, le tre sillogi. Un’ideale “trilogia”, dunque. È chiaro, poi, che i confini non sono così netti e separati: il cielo è dentro l’uomo come l’uomo vive dentro il cielo, e il mistero di entrambi in Qualcosa di più grande, larger than life – un Fuori che è all’interno di ogni Sé. È in quel non-luogo che approda, infine, il “cervello aerostatico” (Utzeri) del cibernauta cosciente: dopo aver passato in rassegna, scom-paginandolo, il divino testo - scritto e dappertutto squadernato (anche e soprattutto dentro noi). “Resta il volume di un grande volto ovale, bocca e occhi cuciti (…) Sensazione già avuta, anzi già vista e interiormente elaborata, da quel meditativo pictor optimus che fu De Chirico”. Nel silenzio della Sfinge è la risposta. Il silenzio che racchiude ogni parola.

 

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