Emporium. Poemetto di civile indignazione, Roma, EdiLet, giugno 2008;
Introduzione di Eugenio Ragni;
Prefazione di Aldo Onorati;
Pagg. 84;
Genere: poesia drammatica


 

Umiliati, mutili ed offesi. Spesso rassegnati. Massacrati da una vita che (così com’è) poco, o nulla, ci appartiene. Derubati di fantasia. Fiacchi di presenza e di autostima. Il sistema ti spegne gli occhi, te li fa opachi, te li svuota. Dobbiamo lottare per riaccenderli. Persona dopo persona: fuoco dopo fuoco. La scintilla per fortuna è contagiosa. Questo “Emporium” è un poemetto incandescente, denso di rabbia salvifica, che parla della morte dell’Umanesimo, ad ogni livello della nostra “civiltà”. L’ho “eruttato”, dopo anni di ‘rododentri’, fulminando dall’interno il mio disagio: come un tuono viscerale, un “grido unanime”.

 

La cosa sorprendente è che, dopo averlo scritto, lo “sento” inciso nel cuore della gente. Raccolgo gli stessi concetti - e riascolto frammenti sostanziali dei suoi versi - dai discorsi quotidiani di persone (in taxi, al bar, sulla metro...) che non mi conoscono: sono cose che pensano tutti. Scriveva Ungaretti: “La poesia esprime attraverso i fatti personali, attraverso specialmente i fatti personali, l’aspirazione e la disperazione che in un dato tempo sono comuni a tutti. La radice della poesia, si affonda nella vicenda privata d’una persona per affondarsi nella storia d’un periodo, per illuminarsi al di là della storia”. Spero di aver lealmente corrisposto ad alcune basilari istanze di questo tempo. La verità, come la storia, è parte viva di chi ne è parte, di chi ne vive. Siamo gocce preziose dello stesso mare: non dimentichiamo che senza la vita delle singole gocce il mare cesserebbe di esistere…

 

sito realizzato da: ms