Senza cuore, Roma, EdiLet, febbraio 2012
Note critiche di Filippo La Porta, Dante Maffìa, Aldo Onorati
Pagg. 164
Genere: narrativa
In copertina è scritto “narrazione”, ma leggasi “romanzo”. Un romanzo così particolare che, però, sfugge ad ogni classificazione di genere. Senza cuore è lo specimen probante di un modo che ho maturato di concepire la narrativa, almeno la mia, optando per una scrittura di margine e rottura, sperimentale, grottesca, visionaria, antifrastica, fondata sul multilinguismo e sull’espressionismo, lontana dei criteri del “consumo”. «Le immagini fluttuano e accorrono, in corsa vertiginosa… »: è questa la legge interna di un’opera multipolare, stratificata, vulcanica e viscerale nella sua potenza di scarnificazione, di trafittura e attraversamento dell’esistenza, della materia bruta. Una sorta di “poema in prosa” che intende racchiudere il meglio e, al contempo, il peggio della nostra natura di angeli e belve. Un percorso iniziatico di accostamento della conoscenza.       

 



 

 

«La crisi novecentesca del personaggio-uomo riecheggia nell’interrogativo  ilaro-tragico  dell’io narrante. È un romanzo o un antiromanzo? Un poema in prosa o prosa d’arte implosa? Diario minuzioso  di una psicopatologia  o  memoria fangosa del sottosuolo? Romanzo o delirio di formazione, in cui il protagonista  trova, forse, un punto d’appoggio, e “occupa le stanze della vita”, fatte di gioie e dolori, di lavoro e di festa. Ma dovrà passare attraverso  i miasmi e i liquori del corpo, le viscere purulente, la violenza ferina e attraverso una turbolenta Mistica dell’Eros. Dovrà infine vomitare il cuore, che si trasforma in palloncino rosso divorato dal cielo blu, per ritrovarlo. Dovrà regredire allo zero assoluto dell’esistenza, per coglierne la sanguinante, atemporale verità». 

Filippo La Porta

 

«Questo libro sarebbe piaciuto a Tommaso Landolfi, a Carlo Emilio Gadda, a Enrico Pannunzio, e potrebbe piacere ad Alberto Arbasino perché – con la sua scrittura saporita e densa di umori, talmente accesa da diventare “casta” e luminosa – si muove tra pastiche colto e sonoro, poetico e starei per dire filosofico, a cominciare dall’iniziazione. Tutte le pagine grondano sensualità e lasciano un alone di buona compagnia, uno strascico di desideri, di accensioni… » 

Dante Maffìa

 

 

«Penso che molti scrittori vorrebbero firmare una creazione così compiuta, dirompente, ossimorica, infernale e celeste come Senza cuore di Marco Onofrio. In poche righe si distilla un liquore nuovo per sapore, colore, forza e densità. Si passa, in rapidi sintagmi, dalla ferinità d’un’invenzione che non lascia respiro, a un’angelica palpitazione con il cosmo e i precordi spirituali dell’uomo. Così, l’ideazione linguistica crea uno stile che non ha eguali ed eleva questo non incasellabile prodotto dell’ingegno a capolavoro per intensità espressiva e allucinazione poetica (ma a suo modo saggia) dell’essere». 

Aldo Onorati

 

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