Ora è altrove, Roma, Lepisma, marzo 2013copertina_ORA_E_ALTROVE

Prefazione di Giorgio Bàrberi Squarotti

Postfazione di Dante Maffìa
Pagg. 108
Genere: poesia
Immagine di copertina: “Macchie” (2002), olio su tela di Antonella Catini
 

La dominante che traccia il percorso compositivo e l’accostamento poematico delle 46 liriche di Ora è altrove è l’inafferrabilità del tempo e, conseguentemente, il rapporto tra eternità che dura e impermanenza dell’attimo che fugge. È attraverso questo spettro di potenzialità, di confronto-scontro con l’infinito, che emerge in filigrana la nervatura sensibile, dolente, “scorticata”, dell’esperienza umana, attraversata nel ganglio – denso, intricato e pulsante – delle sue implicazioni fondamentali e, quindi, delle sue ragioni contrapposte, delle sue irrisolvibili contraddizioni. Amore, morte, decadenza, fine delle cose, speranza, fede, sogno, disincanto, realtà quotidiana e trascendenza, visibile e invisibile, ragione e mistero, parola e silenzio: tutto si raccoglie, si raggruma, per poi sciogliersi nell’articolazione di uno sguardo “metafisico” che trapassa la realtà materiale, rintracciando le (perdute o mai possedute) radici dello spirito.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il libro nasce, per selezione e condensazione di materiali, dal più corposo e prosaico “Viaggio verso dove” (ancora inedito), di cui pertanto Ora è altrove rappresenta una costola antologica, sottratta e limata guardando ad obiettivi alti e “altri” di intensità e corposità della parola. La cifra folgorante della poesia-pensiero viene temperata dai portati del vissuto e tenuta, seppur prevalente, in equilibrio dinamico coi livelli medi del “discorso poetico”, che si innesta con i suoi – talora espliciti – lacerti dialogici, spingendo il soggetto lirico-autologico verso le frontiere mistiche del sé. C’è un continuo processo di trascendimento del senso (e del segno) oltre le superfici del consueto, del pattuito, del normativo. L’espressione poetica mira a ciò che io ritengo sua essenza costitutiva: richiamo e memento di verità, strumento e fine della sua rivelazione, specchio dell’uomo “come è”, disvelamento del volto che la maschera nasconde. Solo dopo aver sondato le radici delle cose e filtrato le acque del tempo (raggiungendo cioè le fonti archetipe della memoria, corroborati dal balsamo che la musica, ovvero il suono creativo della parola-mondo, può infondere ai nostri passi e ai nostri battiti) è possibile raggiungere la costruzione autentica e veritiera della propria identità, aprendosi a una accettazione non consolatoria della vita che ci viene affidata, nonostante tutto, come un “dono”.

 

sito realizzato da: ms