La scuola degli idioti, Roma, Ensemble, novembre 2013

Prefazione di: Paolo Di Paolo

Pagg. 140
Genere: narrativa

 

 

"La scuola degli idioti" è una silloge di 7 racconti dedicati al tema dei confini della libertà e delle energie creative, sacrificate sull'altare della storia. La storia è "magistra stultitiae" e la società, forte dei suoi limiti restrittivi, è il suo braccio armato. Il primo racconto ("Maiale d'asfalto") è incentrato sui danni contagiosi del pregiudizio; il secondo ("Damnati") sull'incomunicabilità e la paura immotivata dell'altro; il terzo ("Multiproprietà") sul materialismo imperante e il potere persuasivo del marketing; il quarto ("Icaro") sul potenziale liberatorio della creatività; il quinto ("Giallo gabinetto") sulle strutture false della cultura e la trahison des clercs; il sesto ("Oberon") sul potere repressivo della chiesa; il settimo ("La scuola degli idioti") sull'addomesticamento al conformismo indotto dal sistema scolastico. L'individuo è un sole in catene, vittima predestinata (sin dall'infanzia) del vivere sociale che lo assedia da ogni parte per sfiancarlo, addomesticarlo, ridurlo a più miti consigli. L'educazione è, purtroppo, una forma di anestesia: un cappello di nuvole per velare di opacità la luce del sole che splende, per natura, dentro ognuno di noi.


 

La società – col suo fastello di convenzioni, ipocrisie, forme pregiudiziali – ci vincola ad una vita inautentica, lungo il corso della quale finiamo per dimenticarci, per sentirci estranei a noi stessi. Ma, dietro le nuvole, il sole continua segretamente a splendere. Il "ritorno del rimosso", peraltro, gonfia il linguaggio di rabbia, lo accende ai limiti dell'incandescenza. La visione del mondo è grottesca e barocca, viscerale e vulcanica, esplosiva e provocatoria. Le parole, eruttate come fuochi d'artificio a denti stretti, vogliono tagliare a mo' di bisturi le superfici impedienti, rivelando e denunciando le verità nascoste. La scrittura ha una forza eversiva che non conferma il "patto": è una cesoia per spezzare le catene del sole e ricondurci al "cielo libero" che, crescendo, abbiamo imparato a dimenticare.

 

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