Ai bordi di un quadrato senza lati, Milano, Marco Saya Edizioni, aprile 2015Ai bordi di un quadrato senza lati
Prefazione di: Fabio Pierangeli
Pagg. 80
Genere: poesia
Immagine di copertina: D. M. Mackay, “Figura con raggi”, 1957  

 
 

Prosegue e si precisa ulteriormente, con questa silloge, la ricerca metafisica che da anni sto conducendo in poesia. Sono sempre più convinto che la poesia non debba rinunciare alla “trascendenza”. Il poeta obbedisce a un senso di “nostalgia dell’assoluto” che lo veicola a dragare gli strati opachi del mondo (anche quello infero), portandoli alla luce, per ricostruire il volto della forma pre-natale: come in un ricordo senza tempo. Il “segno” estetico è la cerniera dei mondi, il confine con l’informe e l’invisibile. Il poeta (e l’artista in genere) percorre questo confine, aprendo varchi ed esplorando spazi. La sua avanguardia è carica di retroguardia: il bagaglio ontologico di “strumenti umani” con cui scardinare le serrature del vuoto e “costringere” il silenzio alla parola. Le 38 composizioni raccolte in “Ai bordi di un quadrato senza lati” cercano – fin dal titolo paradossale – le radici dell’infinito invisibile, nel “campo aperto” del divenire, del rischio, dell’esistenza.

 

 

 

La poesia articola e plasma la forma immateriale dell’informe: emergono/scompaiono sentieri, tracce d’interpretazione, in perpetuo ma lucido contrasto, entro i termini di una dinamica omnicomprensiva. Dalla consistenza materica e spirituale dei dettagli, in cui la percezione viene atomizzata, ha modo di affermarsi il “logos”, cioè il rapporto dialettico che li tiene insieme. È la via dell’essenza in fondo all’esperienza: l’uno che non muta al di sotto del molteplice apparente. Le immagini catturate e disegnate dalle parole sono “totem” di irradiazione semantica che affondano nel terreno del mito, cioè del “sempre da pensare”, sprigionandone le suggestioni senza risolverne la problematicità. L’analisi dei dubbi esistenziali infiora il dettato poetico di punti interrogativi, ma non impedisce la meraviglia del punto esclamativo, ovvero l’appercezione istantanea e fulminante del “miracolo” dell’esistenza.

 

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