Giorgio Caproni e Roma, Roma, Edilazio, dicembre 2015

Presentazione di: Renato Minore

Pagg. 160

Genere: saggistica letteraria

Immagine di copertina: Giorgio Caproni visto da Franco Zampetti


Caproni

Come sarebbe stato il percorso di Giorgio Caproni – uno dei maggiori poeti italiani del ʼ900 – se non fosse venuto a Roma? Quali conseguenze sono derivate da quella scelta? Che cosa sarebbe stata, senza Roma, la poesia di Caproni? «A Roma giunsi quando ormai ero uomo fatto. Trovo dunque naturale che Roma abbia lasciato minori tracce nella mia poesia». L’evidenza farebbe credere che è Genova la città-motore della poesia di Caproni; e invece è Roma, anche se in un modo più nascosto e sottile: la città che più di qualsiasi altra lo rende “spatriato”, e dunque poeta. Roma è importante per Caproni: non solo e non tanto per le opportunità culturali che sa offrirgli, quanto e soprattutto perché si rivela congeniale al suo bisogno di essere poeta, o meglio: di diventare il poeta che è, propiziando il sorgere del “canto”. Roma induce e rappresenta lo spaesamento che, nel distacco dalle origini, gli fa toccare il vuoto creativo: ovvero la dimensione dove, da un lato, catturare e precisare meglio le proprie voci, rivisitando i luoghi e i fatti del tempo attraversato; dall’altro, trafiggere l’angoscia e la desolazione di cui è preda la coscienza dell’uomo contemporaneo. Roma è perfetta per coincidere con la posizione malinconica dell’esule che ricorda, rimpiange, sospira: una posizione favorevole quant’altre mai alla coltura e alla potente ramificazione del germe poetico.

Il volume analizza, con esaustiva ricchezza documentale, l’esperienza biografica di Caproni a Roma, le sue immagini della città, le sue idee di Roma; quindi la presenza censibile di Roma nella sua Opera, le tracce non marginali che vi ha lasciato, ma soprattutto il ruolo che Roma ha svolto nel forgiare la maturità dello sguardo di Caproni e nel determinare le condizioni umane, psicologiche e culturali da cui è scaturita la sua poesia.


«… Marco Onofrio scrive parole assai pertinenti nel suo racconto critico che è anche un prezioso avvio alla lettura caproniana, grazie alla misura del poeta che anch’egli è, alla precisione per nulla “tecnica” o critico-gergale con cui egli conduce le sue analisi».

(dalla Presentazione di Renato Minore)

 

 

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