Eccedenze, Roma, Vincenzo Lo Faro Editore, dicembre 1999;

Prefazione di Carla Mortara;

Pagg. 80;

Genere: narrativa;

Immagine di copertina: “Zeichnen”, litografia di M.C. Escher


Finalista del premio “Colosseo d’oro”, Eccedenze è forse l’ultimo libro pubblicato in Italia nel Novecento (uscì dalla tipografia il 27 dicembre 1999). Silloge di tre racconti (di cui l’ultimo, Pot-Pourri, è considerevolmente il più lungo), l’opera rappresenta, dopo le prove generali di Interno cielo, la prima autentica definizione del mio stile narrativo, connotato da una matrice che, a ragion veduta, mi compiaccio di assegnare all’orbita metastorica dell’“eone barocco” (D’Ors): lussureggiante, fastoso, sensuale, “eccedente” appunto, grottesco e fortemente espressionistico. Una scrittura fondata su un impianto concettuale di “sinonimia cosmica”, per cui tout se tient, tutto si corrisponde, si riflette, si con-tiene, dentro e fuori d’ogni cosa. Una scrittura sinuosa e mimetica, che gira torno torno a ciò che è: lo sceglie (oggetto di intenzionalità fenomenologia, di scambio sensuale), lo circuisce, lo seduce - lo costringe a rivelare la sua essenza.

La vibrante ricerca spirituale non disdegna peraltro le maniere forti, quando e dove occorra, utilizzando una carica deformante di parodia, di verso scimmiottante e birignao, nel tentativo di destituire e, se possibile, distruggere le convenzioni che ostacolano o impediscono un limpido manifestarsi della verità. Il linguaggio, specie nel terzo racconto, esplode a tratti in “fuochi d’artificio” verbali, di parole mimetiche, onomatopeiche e non di rado inventate. Regna, sotteso, il ghigno sardonico di un uomo ribelle e impertinente, che proprio nella scrittura cerca di esorcizzare lo scacco e il “male di vivere”, fermando in controluce le tracce reali (ma sempre purtroppo evanescenti) della bramata sognata invocata autenticità (propria e altrui), a sostegno e guida del percorso.

 

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