LIBRI PUBBLICATI

Ora è altrove, Roma, Lepisma, marzo 2013copertina_ORA_E_ALTROVE

Prefazione di Giorgio Bàrberi Squarotti

Postfazione di Dante Maffìa
Pagg. 108
Genere: poesia
Immagine di copertina: “Macchie” (2002), olio su tela di Antonella Catini
 

La dominante che traccia il percorso compositivo e l’accostamento poematico delle 46 liriche di Ora è altrove è l’inafferrabilità del tempo e, conseguentemente, il rapporto tra eternità che dura e impermanenza dell’attimo che fugge. È attraverso questo spettro di potenzialità, di confronto-scontro con l’infinito, che emerge in filigrana la nervatura sensibile, dolente, “scorticata”, dell’esperienza umana, attraversata nel ganglio – denso, intricato e pulsante – delle sue implicazioni fondamentali e, quindi, delle sue ragioni contrapposte, delle sue irrisolvibili contraddizioni. Amore, morte, decadenza, fine delle cose, speranza, fede, sogno, disincanto, realtà quotidiana e trascendenza, visibile e invisibile, ragione e mistero, parola e silenzio: tutto si raccoglie, si raggruma, per poi sciogliersi nell’articolazione di uno sguardo “metafisico” che trapassa la realtà materiale, rintracciando le (perdute o mai possedute) radici dello spirito.

 

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Senza cuore, Roma, EdiLet, febbraio 2012
Note critiche di Filippo La Porta, Dante Maffìa, Aldo Onorati
Pagg. 164
Genere: narrativa
In copertina è scritto “narrazione”, ma leggasi “romanzo”. Un romanzo così particolare che, però, sfugge ad ogni classificazione di genere. Senza cuore è lo specimen probante di un modo che ho maturato di concepire la narrativa, almeno la mia, optando per una scrittura di margine e rottura, sperimentale, grottesca, visionaria, antifrastica, fondata sul multilinguismo e sull’espressionismo, lontana dei criteri del “consumo”. «Le immagini fluttuano e accorrono, in corsa vertiginosa… »: è questa la legge interna di un’opera multipolare, stratificata, vulcanica e viscerale nella sua potenza di scarnificazione, di trafittura e attraversamento dell’esistenza, della materia bruta. Una sorta di “poema in prosa” che intende racchiudere il meglio e, al contempo, il peggio della nostra natura di angeli e belve. Un percorso iniziatico di accostamento della conoscenza.       

 


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Disfunzioni, Roma, Edizioni della Sera, novembre 2011disfunzioni-onofrio

Prefazione di Dante Maffìa

Postfazione di Aldo Onorati

Pagg. 116

Genere: poesia

 

Sette poemetti fra loro autonomi, ma legati da un sottile fil rouge: il “disagio della civiltà”. Protagonista ne è l’uomo-massa: inscatolato, controllato, addomesticato. Una scrittura proteiforme, ricca di echi, colori e sfumature, articolata fra i registri del grottesco, dell’osceno, del sublime. Si portano a convivere, nel sobbollire magmatico delle parole, la corrosione acida della caricatura e lo slancio mistico dell’esperienza religiosa. C’è la messa in berlina di ogni autorità. C’è il coraggio di affrontare gli orrori di una mente metropolitana, ossessivamente prigioniera delle sue nevrosi e incapace di aderire al progetto di chi la vorrebbe funzionale ad un sistema generalizzato di controllo delle coscienze, e dunque votata all’impietosa, puntigliosa registrazione delle sconfitte, appunto le “disfunzioni”, e pure agli sporadici (inutili?) tentativi di ribellione, di recupero della libertà. E il viaggio infernale non può che concludersi con l’espulsione dal consesso “civile”, “orbe terracqueo e siderale fondo”. La sconfitta ultima è illuminata però dalla gioia disperata della “bestemmia”, dalla coscienza di una irriducibile diversità. È allora che la sconfitta si rovescia in qualcosa di radicalmente altro, di nuovo e costruttivo, su un piano differente dell’esistenza: l’etica.

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